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I Parrucchieri e i Barbieri chiusi “il Lunedì”.Perché?!

By | Cultura

I motivi affondano le radici in un raccapricciante delitto accaduto nella Firenze del XVIII secolo.
Lunedì 11 giugno 1742

Quello che accadde nella data dell’11 giugno 1742 è tutt’altro che felice: un barbiere fiorentino venne impiccato dinnanzi ad una folla gremita. Le ragioni di questa esecuzione vanno ricercate nell’omicidio di una prostituta napoletana nel giugno del 1742, il cui corpo fu rinvenuto in via San Cristoforo. La giovane donna, una tale Mariuccia, era stata macabramente sgozzata. Autore del delitto, come scoprirono le forze dell’ordine dell’epoca, fu tale Antonio di Vittorio Giani, barbiere ventiduenne alla Buca dal Portone D’Anna Lena. Antonio aveva ucciso Mariuccia per gelosia tagliandole la gola con un rasoio. Le indagini riuscirono a risalire ad Antonio grazie ad un vestito della donna che questi aveva portato al banco dei pegni: il mercante, proprietario del banco, ricordò chi glielo avesse portato e in tal modo il barbiere venne arrestato.Antonio non ci mise molto a dichiararsi colpevole e dopo aver confessato l’omicidio e il movente, il lunedì successivo, 11 giugno, il giovane barbiere fu impiccato davanti ad un grande pubblico formato per la maggior parte da barbieri, suoi colleghi, che per assistere al raccapricciante evento avevano chiuso la propria bottega. 
Da allora, si diffuse l’usanza secondo cui i barbieri e i parrucchieri in generale lasciassero chiuso il loro salone di lunedì.

Ecco i nuovi “Gentlemen”

By | Cultura, Stile

Piccole regole per i nuovi “Gentlemen”

Quello che si profuma troppo, quello attillato, quello che ordina per primo al ristorante. Quelli cioè passati di moda, perché «l’uomo cafone ha i minuti contati» l’esemplare millenario maschile, viene demolito a colpi di nuove regole. l nuovi gentleman ai tempi dell’ IPhone : esistono ma non si vedono. «Il cellulare è come gli occhiali scuri: a tavola non è tollerato». Stesso vale per i social: all’uomo moderno non si vieta di esserci, ma di esserci troppo. «I social sono come il nudo: se si svela tutto, l’interesse cala». Altra regola: mai presentarsi snobbanti e nevrotici su Facebook e simili. Non raccogliete le provocazioni, ma allontanate chi vi ha mancato di rispetto». Tra gli uomini che salgono ci sono quelli che rassicurano ma non soffocano, tra quelli che scendono i maschi che parlano troppo di denaro. «Al ristorante un vero gentiluomo non sceglie mai il vino più costoso, ma quello più ricercato», E a proposito: a una cena galante, chi paga il conto? «Dipende, ma comunque al primo incontro tocca sempre a lui». Aprire o no la portiera dell’auto, versare oppure no l’acqua e il vino: va detto, l’uomo vive spesso nel incertezza tra essere vintage o in alternativa maleducato. «In parte è vero, i maschi moderni sono un po’ schiacciati dalle aspettative contrastanti delle loro signore, ma a volte fanno i furbetti e si costruiscono l’alibi della confusione». Dove non ci può essere incertezza è il lavoro: «Il gentiluomo sa che i colleghi sono persone con cui costruire un rapporto di rispetto, ma che non diventerà mai confidenza.

La storia del Barber Pole

By | Cultura

Sapete perché le insegne dei barbieri hanno quei cosi rossi, bianchi e blu che girano?

Quelli che si vedono nei film americani e a volte anche qui da noi: c’è dietro una storia che risale al Medioevo, e c’entrano i salassi

Nello stato americano del New Hampshire una donna di nome Sarah Lounder ha ricevuto una multa di tre dollari perché all’esterno del suo negozio di parrucchieri era stata messa una colonna di mattoni dipinta di rosso, bianco e blu, una versione artigianale del palo da barbiere che negli Stati Uniti possono esporre solo i negozi in cui lavora un barbiere con licenza. Avete presente quei cilindri rossi, bianchi e blu che si vedono spesso nei film americani? Fin dal Medioevo (e c’entra addirittura un papa) sono il simbolo di questa professione, almeno nei paesi anglosassoni, ed è per questo che i barbieri americani ne sono molto gelosi, al punto da avere degli ispettori che si occupano di controllare che siano usati nel modo giusto. Mettere un palo da barbiere davanti a un negozio di altro tipo è visto come una forma di pubblicità ingannevole, dato che il lavoro di barbiere è considerato un’altra cosa rispetto a quello di parrucchiere, diversamente da quanto avviene in Italia.
La storia dei pali da barbieri iniziò nel 1163, durante il Concilio di Tours, quando papa Alessandro III vietò ai religiosi di fare salassi, una pratica medica diffusa fino all’Ottocento consistente nel far defluire una certa quantità di sangue dalle vene di una persona. Da allora e fino alla nascita della chirurgia moderna furono i barbieri a offrire questo servizio, oltre a quello tuttora praticato di taglio di barba e capelli. Erano chiamati barbieri-chirurghi e si occupavano anche di estrazioni di denti, ricomposizioni di fratture e cure di piccole ferite. Il francese Ambroise Pare, che visse nel Cinquecento ed è considerato il padre della chirurgia moderna, cominciò la sua carriera come barbiere-chirurgo. Nel Regno Unito barbieri e chirurghi continuarono a far parte della stessa corporazione professionale fino al 1745.

Il palo da barbiere nacque come modo per segnalare questi servizi medici e non quelli relativi a barba e capelli: in origine il rosso simboleggiava il sangue, il bianco i bendaggi usati per fermare il flusso sanguigno e il palo in sé l’asta che i pazienti dovevano stringere per rendere le vene più visibili al barbiere. È un’invenzione britannica e quando si diffuse negli Stati Uniti venne aggiunto il blu: secondo alcune interpretazioni indica il colore delle vene, secondo altre è un modo per riprendere i colori della bandiera americana. Le versioni girevoli, quelle che conosciamo bene grazie ai film e ai programmi televisivi americani, sono relativamente recenti: in passato c’era solo un semplice palo.

Negli Stati Uniti è rimasta un’unica azienda che produce i pali da barbiere girevoli, la William Marvy Company di St. Paul, in Minnesota. Tutti gli altri produttori sono stranieri, soprattutto cinesi, stando al proprietario dell’azienda Bob Marvy (Marvy incolpa i Beatles e i loro capelli lunghi per la crisi della professione del barbiere, nella seconda metà del Novecento). Negli anni Sessanta la William Marvy vendeva fino a 5.100 pali da barbiere all’anno, un numero sceso a non più di 500 negli anni recenti.

In Italia i pali non fanno parte delle tradizioni dei barbieri, ma negli ultimi anni se ne possono vedere di fronte ai negozi di barbiere, per questione di moda: principalmente perché con la diffusione dell’estetica cosiddetta “hipster” sempre più uomini si lasciano crescere barba e baffi e poi ci tengono a tenerli curati.